19/03/2019

Ottenere Sicurezza attraverso la modifica dei comportamenti. Come nasce la BBS, dalla punizione al rinforzo positivo.

Circa l’80% degli infortuni sul lavoro secondo studi condotti in diversi Paesi europei sono dovuti ad azioni insicure più che a condizioni tecniche inadeguate.

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“Comportamenti sicuri, i diversi approcci oggi possibili” del 17/04/2019

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In effetti anche quando l’esito di comportamenti sbagliati si può rivelare fatale l’uomo non cessa di mantenere comportamenti errati: cardiopatici che non modificano il proprio stile di vita a rischio, automobilisti che non indossano la cintura, etc. quindi perché stupirci se un uomo che sale su uno sgabello traballante per riporre la coperta nel suo armadio non indossa la cintura di sicurezza per salire su un traliccio?

Di norma, quando si parla di sicurezza basata sui comportamenti, in azienda o tra consulenti ed esperti in materia di sicurezza, molto spesso ci si riferisce alla BBS – Behavior-Based Safety.

In effetti questo metodo è sicuramente uno tra i più conosciuti e diffusi, anche in Italia, per introdurre in azienda le scienze comportamentali applicate alla sicurezza sul lavoro.

Da dove prende le mosse la BBS?  Pur non essendo ancora un metodo molto diffuso, la BBS convince molto imprenditori ed addetti ai lavori in quanto è un dato di fatto che la diffusa incapacità di ottenere comportamenti sicuri da parte delle persone ha trovato come unica soluzione quella di proporre sistemi di protezione che cercano di limitare o eliminare il “fattore umano” così proliferano nei luoghi di lavoro barriere insormontabili, fotocellule che bloccano dispositivi automatici, password di accesso, chiavi e chiavistelli… nonostante ciò in Italia abbiamo ancora circa 500 mila infortuni l’anno riconosciuti dall’INAIL…

Il superamento dell’approccio “Command & Control” della normativa sulla sicurezza in Italia dagli anni 50 al decreto legislativo 626/94 deve essere superato dall’approccio “sistemico basato sulla prevenzione” e dalla ricerca della modifica dei comportamenti per limitare i danni dovuti al fattore umano.

Purtroppo oggi assistiamo, in qualità di consulenti, alla ricerca da parte di molte aziende, della mera compliance alla norma: la conformità a ciò che il D.Lgs. 81/08 richiede, soprattutto da un punto di vista meramente documentale (DVR, attestati di formazione, verbali e prese visioni…)

Siamo ben lontani da quanto il Testo Unico auspicava all’interno del suo art. 30 raccomandando di implementare sistemi di gestione per la sicurezza… da qui sembra ancora più difficile volgere lo sguardo verso uno strumento che sembra ancora più avanzato: approcciare alla modifica dei comportamenti delle persone.

Un operaio che lavora ad altezza elevata in genere per le prime volte adotterà sempre i dispositivi anti-caduta per timore di cadere.
Quando avrà acquisito una sufficiente padronanza della situazione tenderà ad utilizzare sempre meno i dispositivi anticaduta, o comunque abbasserà il suo livello di attenzione su quel tipo di lavoro.

Il processo di sicurezza basato sulla modifica dei comportamenti cerca di combattere questo fenomeno.

Inoltre un altro assunto da cui parte la sicurezza comportamentale è una critica (costruttiva) al sistema della repressione e della sanzione.

La punizione o la sanzione ha di solito le seguenti caratteristiche:

  1. Deve essere sempre dura e altamente probabile
  2. È efficace se in presenza dell’agente punitivo
  3. Insegna spesso il comportamento sbagliato
  4. Nuoce alle relazioni interpersonali e diminuisce il coinvolgimento attivo
  5. È difficile da mantenere in atto

La punizione tempestiva in caso di situazioni di gravità eccezionale può funzionare

Ricordiamo però che la punizione va sempre vista in genere come un farmaco ad azione immediata: essa non risolve il problema della sicurezza, ma agisce da tampone solo per quel momento in cui viene “somministrata”.

E allora cosa propone la scienza comportamentale applicata alla sicurezza sul lavoro?

Sostanzialmente la BBS, ad esempio, propone un modello di analisi tra il soggetto e il suo ambiente (Behavior Analysis), fornire gli strumenti per predisporre delle circostanze ambientali in grado di modificare i comportamenti dei lavoratori (Behavior Management), il tutto attraverso la concretezza scientifica del metodo BBS che consente la valutazione in termini di comportamenti osservabili e misurabili.

Da dove parte il fondamento della modifica dei comportamenti? Dal condizionamento operante scoperto da Skinner.

Skinner era uno psicologo americano che ha scoperto la teoria del condizionamento operante: i comportamenti appresi tramite condizionamento operante modificano l’ambiente e sono “mantenuti vivi” dalle risposte che essi ricevono (rinforzi)

Una delle scoperte più importanti della Behavior Analysis, traslata successivamente nella BBS, è che il comportamento umano può essere inibito, sicuramente, dalla punizione, ma nessun comportamento può essere instaurato, aumentato, se non attraverso l’adozione di conseguenze positive, gratificanti per il soggetto. La procedura attraverso la quale si attua questo aumento della probabilità di ricomparsa del comportamento prende il nome di rinforzo positivo (positive reinforcement ­ R+) e costituisce il cuore della BBS.

Attraverso l’osservazione dei comportamenti e il rinforzo attraverso premi di quelli desiderabili (quelli sicuri per intenderci) i lavoratori cambieranno necessariamente in meglio il loro modo di operare in azienda.

L’ approccio delle scienze comportamentali mira a creare stimoli conseguenti aggiuntivi positivi, ovvero rinforzi a comportamenti corretti e sicuri: l’elogio personale, i suggerimenti, le offerte di aiuto, informazione su obiettivi raggiunti e premi guadagnati.

Il processo di osservazione della BBS serve solo a sostenere il comportamento sicuro sul lavoro e a implementare continuamente nuovi stimoli sociali a tale scopo.

In effetti il sistema della BBS agisce sulla prevenzione, modificando in meglio i comportamenti e sostenendoli (come auspica il nuovo Testo Unico per la sicurezza sul lavoro) piuttosto che sulla repressione (vecchio sistema Command & Control anni ’50).

Lo scopo finale della BBS e in generale delle teorie scientifiche che propongono la modifica del comportamento per ottenere risultati nell’ambito della sicurezza sul lavoro è quello di creare una cultura della sicurezza condivisa in azienda.

Questa si ottiene solo quando un gruppo di persone che lavorano all’interno dello stesso ambiente di lavoro hanno abitudini ed atteggiamenti simili rispetto alla sicurezza.
Quando si ottiene un cambiamento nel comportamento si ottiene automaticamente anche un cambiamento della cultura della sicurezza condivisa e questo automaticamente genererà una diminuzione di incidenti e l’aumento di comportamenti sicuri.

Non mancano i detrattori delle scienze comportamentali ed in particolare della BBS.

A dispetto degli entusiasti nostrani che scoprono e “vendono” la BBS (Behavior Based Safety) ad oltre 70 anni dalla sua teorizzazione, negli USA si domandano le ragioni del perché, come più volte dimostrato sul campo, non funziona, e forniscono semplici ma precise risposte.

A questo proposito vi invitiamo ad ascoltare le parole di Riccardo Borghetto, uno dei maggiori esperti BBS in Italia, sul perché la BBS non funziona